Shunyata
Monitor ad ossido di carbonio
misurano recessioni di stelle
la realtà ha perso la sua massa critico-spirituale
ridotta a sequenze di algoritmi morti.
Non c’è più alcuna trascendenza nei cieli
solo una lenta deviazione terrena.
Tra le rovine delle strutture concettuali
mentre il tempo si contrae in un punto oscuro
spogliati dall'illusione di una sostanza.
È la materia che smette di ricordare la propria forma
l'architettura sorda che inghiotte numeri e volti.
Esseri residui errano tra frequenze vacue
cercando un segnale che non verrà mai trasmesso.
Eppure, nel crollo del significato universale
resta questa geometria di negazione:
la fine della causa, la cessazione dell'effetto.
Nel grande zero sintattico
quando anche l'oblio avrà esaurito la sua carica
il nulla verrà come verità immutabile.
Campane cadute suonano gli ultimi rintocchi.
Non temere la dissoluzione che incede
abbi fede in quel niente che viene
abbi fede in quel niente che sei.
Aria
C'è tra noi un passo
che tenta il varco
un desiderio antico
di pianure sgombre
dove il fiato si fa vento
e la carne si ricorda spirito.
Ti ascolto
e il tuo respiro schiacciato
mi attraversa
ha il ritmo dell'attesa
il tremore del freddo
e del sangue che infrange.
Anch'io cerco quella libertà
che non s'afferra
quel gesto che anticipa il volo
che s'abbandona al vuoto
e che nella caduta
ritrova la sua misura.
Zikr
Un canto a respiro intona
il mio ritorno stanco
una danza a spirale unisce
i vivi ai morti.
Delirio febbrile
e polvere d'estasi
é il cerchio che trascende
il mio ego sconfitto.
Chiome sferzano l'aria
fino a scriverne il Nome.
Sufismo che incendia
illumina e divampa.
Ad astra
Le stanze conoscono i nomi
di chi si attarda.
Chi ti può salvare
ha le tue mani e il tuo volto
e il respiro murato
della stasi che inchioda.
Hai contato quanto costa partire?
Forse non hai contato quanto costa restare.
Sciami di Perseidi battono la via
smorzando il nero della campagna
e la tristezza delle decisioni corrette.
In fondo al corridoio
c’era un ostaggio con le scarpe allacciate
sferraglia l’ultimo treno
tra gli inchini del grano.
Caffè
Non lasciare il tuo caffè
da solo troppo a lungo
sorprendendoti
che sia diventato freddo.
Non luoghi
chiamano a raccolta
legioni di frasi taciute
pronte all'incendio del margine.
Nessuno sta parlando del caffè.
Calima
Di terra e di mare
bruciano le crepe dell’essere
a processione lenta
è il mio corpo che si consuma.
All’eterna condanna di redenzione
resiste la testa che non si piega
di zolfo nero odora la mia resa
sotto cieli che imbarcano arse memorie.
Casa é ovunque
casa é da nessuna parte
vento caldo polvere e sabbia
e ognuno intravede quello che spera.
Festina lente
Il miele non corre
a gravità elegante
cade piano
a ridisegnare il cucchiaio.
Il passo lento
lascia che le cose avvengano
nell'espressione silente
dei segni da seguire.
Scendere alla stazione minore
farsi lasciare a distanza
su quel tratto che manca
per esistere senza ottenere.
Dove l'ottica ricerca il suo fuoco
e nella sospensione del gesto
sfionda l’armonico slancio
a ritrovare lo scatto.
Andare lenti precede l'atto
andare lenti é mirare.
Attese ambra
É un inorridire sempre uguale
l’arenile colmo che amavo
le pose cercate e condivise
al disinteresse globale.
Dov'é l'ambra e l'oro del noce?
Bramo una cima da lancio
un autunno che mi assomigli
un oceano che mi separi.
Eclissi
Versi
sulla schiena dell’alba cadono
a gravità terrestre
che importa se qualcuno li ascolta?
Parole che nessuno raccoglie
si dissolvono
in eclissi d’ombra.
Antico presagio
l’importante è correre.
Crocevia Mnemos
Decine di me esistono
ognuno con le sue regole
i suoi silenzi
le sue assenze
i suoi vestiti da indossare.
Mi muovo come una creatura a più teste
che cambia pelle ogni tre parole.
Quando cammino per strada
non so mai se sto vedendo me
o qualcuno che mi seguiva da tempo.
Ero entrato per gioco
ma ora indosso quel ruolo da anni
e nessuno sa più chi sono
e la città mi guarda
come se avessi danzato nudo
in mezzo alla piazza.
Ogni persona qui
è fatta di specchi inclinati.
Crocevia Mnemos
ci siamo incontrati tutti
e nessuno si conosce.
Incontri
Dialoghi a scolpire
ponti di suono e silenzi
schegge di senso
negli spazi incerti del sapere.
Evolviamo ad ogni scambio
smontando confini
diventando altro nel sentirci ridere
nel vociare iperboli
nei dialoghi che ci fanno vivi.
Siamo fatti di accese conversazioni
che innescano riflessi di mondi mai detti.
Pareti sgretolano
ad ogni frase che dici.
Entropia
La tua ombra
è più antica del tuo corpo.
Ogni atomo che ti compone
ha attraversato stelle in agonia
e danze vuote
dove il tempo incide
come pelle vecchia.
Tu sei un ricordo di qualcosa
che non ha mai avuto un nome.
Misura del disordine
entropia.
Derive Taoiste
Membra orbitano senza peso
scolpite in arabeschi effimeri
oscillando in geometrie mute
tra implosioni e respiri.
Il battito è un mormorio siderale
che disfa e si ricompone
in onde che piegano
echi di un silenzio a espandere.
Dissolvono linee oblique
tracce spettrali su superfici mute
curvature e flessioni
abbandoni che tornano in cerchio.
Carne contro carne
ossa contro ossa
incendiano passioni
in sconfinati mari
rossi porpora di Tiro.
Una donna passa
con la frutta sulla testa
alcuni la ricordano
per altri è cosa nuova
è la stessa di sempre?
La gravità è un ricordo stanco
l’aria un mantello che vibra
siamo lo slancio prima del crollo
l’eterno frangersi dell’essere.
Dov'è la strega che comandava i colori?
Chi riempirà le nostre fenditure adulte?
Nubi basse chiamano a raccolta
acque che non oppongono resistenza
pigmenti piovono
a scavarci d'essenze
di cobalto e verderame.
Il Tao è la porta del possibile
il vuoto che accoglie e genera
è l’assenza nera ebano
l’ombra che risponde
alle lame del mattino
all'indaco della sera.
Sostiamo nell’intervallo tra i moti
oscilliamo tra essere e non-essere
tra la curva del vento e il peso del nulla
privi di margini e di centro
in un primo di marzo
che arma legioni di margherite
e fili d'erba nel cemento.
Brume erranti siamo
passando tra le cose senza possederle
fatti dello stesso carbonio della pietra
dell'atmosfera
degli oceani
della terra.
Assenza che genera forma
vuoto in cui ogni eco si smorza
silenzi che suonano la resa del tempo.
Il grande cammino è semplice
ma la gente ama i sentieri tortuosi.
Agisci senza agire
occupati senza occuparti
assapora ciò che non ha sapore
spezza la trave di colmo
solo attraversa.
Chi confina in dighe a fermare
ignora due volte.
Chi si fa letto di fiume
conosce la pienezza del vuoto.
Lascia che le cose accadano.
Galassia madre
Esiste sostanza invisibile
dimensione altra
che curva la luce.
Materie oscure piegano
le volontà tutte
tessitori di spazi intrecciano.
Galassia madre
di fluttuazioni segrete
che non posso vedere.
Sospese probabilità.
L’inconosciuto
è l’unico peso che conta.
Amanti restano
La stanza dalle voci lente
è dentro una casa abbandonata.
Quando entri senza cercare
ogni suono rallenta
fermando il cuore.
Chi ci resta troppo a lungo
dimentica di uscire.
Ogni parola è traccia silente
di un movimento eterno.
Amanti restano.
Milano
Distesi a cerchio
teste a convergere
Milano inospitale.
Muri di febbraio
fabbriche al vapore
depistaggi di primavera.
Sogni d'anarchia
all'angolo di viale Monza
classi monocrome
al calare della sera.
Sferragliare di treni
palazzi celesti
apnee notturne.
Die Deutsche Heilslinie
e del tempo
ne fu sospeso il corso.
Sessione anonima
Intrecciato aspettavo
il sentire arrivare.
Mare mosso
schermitori a schermire
inquietudini
inospitali respiri.
Galeoni a est
volti sghembi
trasvolare di vele
sguardi sinistri.
Vocifera il sottosuolo
di ricordi e di fumo
al largo di Ometepe.
Girasoli
In una stanza priva di angoli
una bambina disegna cerchi perfetti
con una matita d’idrogeno ed elio.
Ride senza emettere suono
spostandosi dal viso
una ciocca di capelli.
Universi rispondono
all’eleganza delle gesta.
Sul soffitto crescono
campi di girasoli.
Le cose spirituali non si conquistano
si attendono
a giusta postura.
Come una coppa vuota
che già conosce l’acqua.
Deragliamenti
Dualità di rotaie
tengono distanze
sotto il peso del tempo.
Un treno senza nome
taglia la notte in due
come un vecchio coltello arrugginito.
Stelle morte illuminano
strappando traiettorie
senza direzioni annunciate.
Curvature di materia
orbitano via dai calcoli
e dalle mappe.
Siamo un battito scomposto
d’acciaio e polvere
sotterraneo e invisibile
lanciato a pieni scambi.
Incendi a carbone
leve ad inversione
nomenclature di Flamsteed
deragliamenti.
Magnitudine
È un respiro sempre uguale
fino a scomparire
immobilità d'ossa
bastioni a proteggere
fallendo.
Cammina il niente
in una Tharros sospesa
un suono dal mare sgretola
gli ultimi condizionamenti.
Le stelle sono divise in classi
di magnitudine o grandezza apparente.
Si affanna prossimo al trapasso
il vecchio archivista
ricurvo nelle stanze comuni.
Nessuna traccia di me
nei registri dell'anagrafe
nelle forme disincantate
nella convergente totalità.
Magnitudine
forze armoniose invadono.